BRESCIAOGGI - 14 aprile 2005 - Andreeva, forza e cromatismo

Athos Faccincani presentando la sua allieva, che esporrà a Sirmione una serie di oli pieni di forza e cromatismo, opere già apprezzate anche alla galleria "L'Arcobaleno" di San Bonifaclodi Verona.

11 tema delle opere viene recuperato da appunti di viaggio, segnati su taccuini reali e della mente durante i lunghi tragitti attraverso il continente africano, la Spagna, il Perù, la Pollnesia, I'Italia, in particolare la Sicilia.

La tecnica, basata su pennellate grasse e corpose, conferisce un senso di moto, di inarrestabile dinamismo, mentre il colore ha un ruolo preponderante per la sua vivacità e per gli accostamenti inu-suallescloccant).

La Andreeva vede la realtà come danza. Sia che la sua attenzione si soffermi veramente sul passo e sul ritmo, sia che sia attratta da un momento di serenità in riva al mare, o dalla fatica di un lavoro nei campi o sugli ingranaggi di un telaio attuale e antico.

Sono veramente travolgenti le sue ballerine di flamenco tutte volant e fiamma. Decisive le mosse dì un torero nella partita sulle corna della morte. Spensieratezza che cela malinconia e miseria nelle affollate sfilate del carnevaledi Rio, come nei variopinti mercati peruviani dove gente, mercanzie ed animali diventano coralità etnica e umana.

Arroventate di sole le pennellate "africane" con il contrasto fra il bruno della pelle e il giallo della scorza di banana, e con il gioco di un bambino, ignaro del difficile futuro, alle prese con una buffa tartaruga gigante. Mentre la Siciha si sfrena nei suoi carrettini gremiti di personaggi in costume regionale e di decorazioni naif.    

Ma in tutto questo sfavillio, la Andreeva sa cogliere la comune umanità degli esseri viventi, sempre in lizza con il dolore che per riservatezza e pudore, a volte, viene ammantano di allegria.

Giovane promettente, la Andreeva ha un mentore di polso e di sensibilità, per questo gli appassionati del genere la attendono.

Dopotutto, a parlare con positività di un'artista emergente è quel Faccincani del quale Salvalaggio ha scritto: «... come tutti gli estrosi.....Faccincani ha avuto periodi arrovellati di talento e sregolatezza. Ha vissuto e vagabondato con il meglio e il peggio dell'umanità: ha dipinto vecchi alcolizzati, pezzi da novanta, prostitute di boulevard e zerbinotti della "mala". Per capire fino in fondo quelle trasgressioni e quelle disperazioni , ha ascoltato le storie dei ladri e le malinconie dei beoni. E per questo che recuperi nelle sue tele tanto la violenza che la tenerezza. È un urlo che affiora da un'umanità vinta, mescolato a un trillo di un merlo giovane, alla musica di un torrente primaverile. La sua ispirazione è fresca, a volte addirittura     ingenua, in un'epoca avara di emozioni e di passioni, Faccincani non ha paura di commuoversi e di commuovere, di ridere e di far sorridere. Maledetto ragazzo, si sente che per lui il mondo ha sempre qualche cosa di stregato, e con i suoi colori riesce a trasmetterti quella dolcissima stregoneria».

 
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